Archive for the ‘media’ Category

La protesta del bosco vecchio contro la strada e la ferrovia

Thursday, November 19th, 2009

MILANO pianta “boschetti di benvenuto” attorno alla città per rinverdire in modo naturale il suo territorio. Ma poco più in là i boschi li abbattono per far spazio a una strada e a una ferrovia. Una bretella di un chilometro e mezzo che andrà a devastare con il suo impatto un’ area boschiva integra nel Parco del Ticino. La via, che poteva essere evitata optando per altre soluzioni, fa parte di un progetto legato allo sviluppo di Malpensa. ESI realizzerà comunque, anche adesso che l’ aeroporto è ormai solo un ex hub. È quello che sta accadendo a Robecchetto con Induno e a Turbigo, dove sono partiti gli espropri dei terreni. Con gli espropriati pronti a dar battaglia attraverso uno studio legale per far valere i loro diritti. La storia parte da lontano, dal raddoppio delle Ferrovie Nord sulla tratta Saronno-Novara. Le rotaie a binario unico passano già al centro del paese di Turbigo: il raddoppio serviva a sostenere il traffico di più convogli per i passeggeri che, andando a Torino da Malpensa, potevano prendere la bretella ferroviaria Malpensa-Novara e da qui le linee ad alta velocità. Non ci saranno più convogli, non ci saranno più passeggeri, e neppure i previsti treni merci, visto che pure Cargo City viene trasferita a Montichiari. Ma l’ opera ha avuto l’ ok e inizierà l’ anno prossimo dopo lunghe battaglie.

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Giardiningiro su Il Sole 24 ORE

Tuesday, November 17th, 2009

 Articolo di Pia Pera uscito sul domenicale del 15 novembre 2009

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Il Manifesto 27/09/2009

Thursday, October 1st, 2009

di Giusi Marcante

God save THE GREEN

Il «critical garden» dell’Xm24, centro sociale bolognese. E il Giardino degli angeli di Castel San Pietro. Esperienze di agricivismo ecomilitante, al di fuori del fenomeno trendy e radical chic degli orti urbani.God save the green è un progetto per un documentarlo, un’idea attorno a cui ruota il lavoro che sta impegnando due documentaristi bolognesi, Michele Mellara e Alessandro Rossi. Nei prossimi sei mesi gireranno il mondo con l’obiettivo di raccontare quella che a suo modo è una forma di resistenza che sempre più persone stanno portando avanti: l’agricoltura suburbana, l’agricivismo e i modelli di consumo consapevole. Sono quelle avventure che una felice definizione aiuta a comprendere meglio: crepe urbane rivitalizzante. Spazi di verde che gruppi di cittadini hanno strappato alla metropoli che tutto divora, spazi curati e amati da cui sono partiti progetti che hanno superato anche lo spazio stesso. Dentro questa cornice ci sono gli orti urbani, i giardini recuperati e tutte gli uomini e le donne che stanno dietro queste realtà, attori principali di quella che non è solo una tendenza. (more…)

TERRA TERRA 22.07.2009 - Il manifesto

Friday, September 18th, 2009

di Manuela Cartosio
Giù le mani dall’orto

Sviluppare gli orti urbani per combattere la fame nel mondo, la disoccupazione e il cambiamento climatico. E’ una delle mission che Letizia Moratti ha fissato per l’Expo milanese del 2015 che avrà come tema «Nutrire il pianeta, energia per la vita». La notizia non deve aver fatto breccia nella testolina del funzionario comunale che ieri mattina ha spedito in zona Ticinese una pattuglia di vigili urbani, muniti di decespugliatore, per spianare un orticello coltivato da un gruppo di giovani dei centri sociali (il pollice verde non ha frontiere). Poco più di cento metri quadrati, uno scampolo di terra di tutti e di nessuno, vicino al centro sociale Conchetta.

Da una quindicina d’anni i ghisa milanesi si sono conquistati sul campo le stellette di duri. Ieri, smentendo la loro triste nomea, hanno dimostrato d’avere un po’ di sale in zucca. Hanno rimesso nel furgone le cesoie, e le zucchine sono rimaste al loro posto. Come pure i pomodorini che stanno cominciando a prendere colore. Il pericolo, scampato ieri, potrebbe ripresentarsi se il Comune darà retta alle proteste di alcuni residenti che si sono presi il mal di pancia di sollecitare l’intervento dei vigili urbani. A una quota di milanesi persino un orticello ormai dà sui nervi. Per fortuna, ce ne sono altri che hanno apprezzato l’iniziativa verde dei giovani. Che, viste le ristrette dimensioni , non ha l’ obiettivo di sfamare torme di conchettari. E’ una palestra per imparare i rudimenti dell’arte: quando piantare, quanto innaffiare, quali ortaggi resistono meglio nell’habitat metropolitano, come si tiene in mano una zappetta invece di un mouse (o una bottiglia di birra, ultimo nemico numero uno di Palazzo Marino).

Tutte cose che il signor Chen, originario delle campagne dello Zhejiang, non ha bisogno d’imparare. Il signor Chen ha avuto l’onore di un articolo sul Corriere della sera perchè tra l’asfalto e le auto posteggiate in via dell’Aprica ha ricavato tre orticelli da 10 metri quadrati l’uno. L’aria non si raccomanda per salubrità (li vicino c’è lo scalo merci Farini), però fagiolini e pomodori vengono su bene. Pure lì qualche malmostoso si lamenta: «Bisogna chiamare i vigili», «E’ un’occupazione abusiva di suolo pubblico», «Vengono qui e credono di poter fare qual che vogliono». Finora, in via dell’Aprica i vigili non si sono presentati e il signor Cheng continua tranquillo a zappettare, a innaffiare e a raccogliere.

La piccineria delle proteste contro gli orti di strada è uno dei tanti sintomi del provincialismo di una Milano che si vorrebbe metropoli. Da un paio d’anni quotidiani e rotocalchi grondano di servizi e fotografie sulla «moda» degli orti urbani, delle terrazze dove coltivare erbe aromatiche, dei tetti trasformati in orti pensili. L’orto di Michelle Obama alla Casa bianca è stata solo la ciliegina sulla torta. In Gran Bretagna è stata lanciata una vera e propria campagna che rinverdisce il «Dig for Victory» della seconda guerra mondiale, quando sotto le bombe gli inglesi riuscirono a produrre il 10% dei generi alimentari sfruttando ogni palmo di aiuole, parchi, terreni inutilizzati. La campagna sollecita le grandi proprietà fondiarie a devolvere gratuitamente lotti di terreno su cui impiantare orti urbani. A New York, e in tutte le grandi città degli States, coltivare un orto - spesso comunitario - fa tendenza. Alle ragioni salutiste e del chilometro zero la crisi economica ha aggiunto il vantaggio del risparmio. A Detroit, dove la crisi dura da più di dieci anni, vaste aree dismesse sono coltivate collettivamente a ortaggi e persino a mais. E in questo caso non si tratta di moda, ma di sopravvivenza.

Novella de Giorgi ha scritto:

Saturday, July 25th, 2009

6 giugno 2009 - secondo incontro nazionale di Critical Garden

CriticalGarden è il nome di un movimento, o piuttosto di una rete di movimenti nata circa tre anni fa dal desiderio di alcuni gruppi guerrilla gardening italiani di condividere la loro passione per il “giardinaggio selvaggio” e di arricchire la loro esperienza con le esperienze di altri attivisti che a Milano come a Bologna, a Torino come a Roma, adottano aiuole e terreni abbandonati. A un primo incontro nazionale tenutosi a giugno 2007 presso lo spazio pubblico autogestito XM24 di Bologna, si sono susseguite una serie di relazioni, di scambi e di collaborazioni tra i diversi collettivi che hanno poi continuato, ciascuno nella propria città, a coinvolgere nuovi attivisti, a lanciare nuovi progetti ed eventi, ad organizzare mostre e workshop.
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