Archive for the ‘pensieri’ Category

Seeds of Change

Wednesday, October 14th, 2009

ECLAS CONFERENCE 2009 - Landscape & Ruins - Planning and design for the regeneration of derelict places

Sunday, September 27th, 2009

Si è appena conclusa il convegno su Landscape and Ruins che si è tenuta per tre giorni alla facoltà di architettura di Genova

23 - 26 Settembre 2009

Facoltà di Architettura, Stradone Sant’Agostino 37, Genova

PAESAGGIO & ROVINE – Piani e progetti per la rigenerazione dei luoghi degradati Per la prima volta in Italia la Conferenza ECLAS. Il tema “Landscape & Ruins - Planning and design for rejected places” sarà sviluppato nelle sessioni: rigenerazione dei paesaggi degradati, eventi catastrofici e cambiamenti del paesaggio, piante nei paesaggi in rovina, paesaggi archeologici. La rete ECLAS - European Council of Landscape Architecture Schools (www.eclas.org) a cui aderiscono i corsi universitari europei di architettura del paesaggio ha scelto l’Università di Genova come sede della conferenza annuale, a cui parteciperanno paesaggisti e studiosi di rilevanza internazionale, per la sua lunga tradizione nell’insegnamento dell’architettura del paesaggio in Italia. Le rovine hanno un significato particolare in relazione al paesaggio e al giardino: senso della perdita, dell’armonia spezzata, ma, al tempo stesso, speranza di rinascita per il futuro. Il paesaggio in rovina non è soltanto quello dei siti archeologici e dei resti di antichi siti e giardini, ma quello dei luoghi distrutti da eventi catastrofici e dalla guerra, degli spazi privi di qualità come le aree post-industriali dismesse, le aree periurbane e agricole con problemi di rifiuto e disordine. I siti abbandonati, le rovine, comprese quelle più recenti delle aree coinvolte nei processi di ricostruzione post-bellica, e i “non-luoghi” privi di identità, sono parte del paesaggio contemporaneo e possiedono svariate potenzialità dal punto di vista ecologico, sociale e culturale. Costituiscono, secondo le teorie di Gilles Clement, il “Terzo paesaggio” e hanno la possibilità di diventare i paesaggi del futuro. Alla pianificazione, progettazione e gestione paesaggistica il compito di operare responsabilmente per la loro riqualificazione.

TERRA TERRA 22.07.2009 - Il manifesto

Friday, September 18th, 2009

di Manuela Cartosio
Giù le mani dall’orto

Sviluppare gli orti urbani per combattere la fame nel mondo, la disoccupazione e il cambiamento climatico. E’ una delle mission che Letizia Moratti ha fissato per l’Expo milanese del 2015 che avrà come tema «Nutrire il pianeta, energia per la vita». La notizia non deve aver fatto breccia nella testolina del funzionario comunale che ieri mattina ha spedito in zona Ticinese una pattuglia di vigili urbani, muniti di decespugliatore, per spianare un orticello coltivato da un gruppo di giovani dei centri sociali (il pollice verde non ha frontiere). Poco più di cento metri quadrati, uno scampolo di terra di tutti e di nessuno, vicino al centro sociale Conchetta.

Da una quindicina d’anni i ghisa milanesi si sono conquistati sul campo le stellette di duri. Ieri, smentendo la loro triste nomea, hanno dimostrato d’avere un po’ di sale in zucca. Hanno rimesso nel furgone le cesoie, e le zucchine sono rimaste al loro posto. Come pure i pomodorini che stanno cominciando a prendere colore. Il pericolo, scampato ieri, potrebbe ripresentarsi se il Comune darà retta alle proteste di alcuni residenti che si sono presi il mal di pancia di sollecitare l’intervento dei vigili urbani. A una quota di milanesi persino un orticello ormai dà sui nervi. Per fortuna, ce ne sono altri che hanno apprezzato l’iniziativa verde dei giovani. Che, viste le ristrette dimensioni , non ha l’ obiettivo di sfamare torme di conchettari. E’ una palestra per imparare i rudimenti dell’arte: quando piantare, quanto innaffiare, quali ortaggi resistono meglio nell’habitat metropolitano, come si tiene in mano una zappetta invece di un mouse (o una bottiglia di birra, ultimo nemico numero uno di Palazzo Marino).

Tutte cose che il signor Chen, originario delle campagne dello Zhejiang, non ha bisogno d’imparare. Il signor Chen ha avuto l’onore di un articolo sul Corriere della sera perchè tra l’asfalto e le auto posteggiate in via dell’Aprica ha ricavato tre orticelli da 10 metri quadrati l’uno. L’aria non si raccomanda per salubrità (li vicino c’è lo scalo merci Farini), però fagiolini e pomodori vengono su bene. Pure lì qualche malmostoso si lamenta: «Bisogna chiamare i vigili», «E’ un’occupazione abusiva di suolo pubblico», «Vengono qui e credono di poter fare qual che vogliono». Finora, in via dell’Aprica i vigili non si sono presentati e il signor Cheng continua tranquillo a zappettare, a innaffiare e a raccogliere.

La piccineria delle proteste contro gli orti di strada è uno dei tanti sintomi del provincialismo di una Milano che si vorrebbe metropoli. Da un paio d’anni quotidiani e rotocalchi grondano di servizi e fotografie sulla «moda» degli orti urbani, delle terrazze dove coltivare erbe aromatiche, dei tetti trasformati in orti pensili. L’orto di Michelle Obama alla Casa bianca è stata solo la ciliegina sulla torta. In Gran Bretagna è stata lanciata una vera e propria campagna che rinverdisce il «Dig for Victory» della seconda guerra mondiale, quando sotto le bombe gli inglesi riuscirono a produrre il 10% dei generi alimentari sfruttando ogni palmo di aiuole, parchi, terreni inutilizzati. La campagna sollecita le grandi proprietà fondiarie a devolvere gratuitamente lotti di terreno su cui impiantare orti urbani. A New York, e in tutte le grandi città degli States, coltivare un orto - spesso comunitario - fa tendenza. Alle ragioni salutiste e del chilometro zero la crisi economica ha aggiunto il vantaggio del risparmio. A Detroit, dove la crisi dura da più di dieci anni, vaste aree dismesse sono coltivate collettivamente a ortaggi e persino a mais. E in questo caso non si tratta di moda, ma di sopravvivenza.

Novella de Giorgi ha scritto:

Saturday, July 25th, 2009

6 giugno 2009 - secondo incontro nazionale di Critical Garden

CriticalGarden è il nome di un movimento, o piuttosto di una rete di movimenti nata circa tre anni fa dal desiderio di alcuni gruppi guerrilla gardening italiani di condividere la loro passione per il “giardinaggio selvaggio” e di arricchire la loro esperienza con le esperienze di altri attivisti che a Milano come a Bologna, a Torino come a Roma, adottano aiuole e terreni abbandonati. A un primo incontro nazionale tenutosi a giugno 2007 presso lo spazio pubblico autogestito XM24 di Bologna, si sono susseguite una serie di relazioni, di scambi e di collaborazioni tra i diversi collettivi che hanno poi continuato, ciascuno nella propria città, a coinvolgere nuovi attivisti, a lanciare nuovi progetti ed eventi, ad organizzare mostre e workshop.
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tre video importanti

Tuesday, July 21st, 2009

su: http://eine-andere-welt-ist-pflanzbar.urbanacker.net/

“Our garden is a way to fight for a more just society. But it is not just the garden itself, but also the organization that it brings with it, and the way we organise it.”
Nadja, Community Garden, Buenos Aires

In the film series, “Another World is Plantable!”, community gardens in different parts of the world are presented. At the core of the film series are the activists from the community gardens, the gardens themselves, and the visions the activists have of them. They recount how and why their gardens are not just green oases in the middle of the city, but much more than that projects that bring into being ‘another world’. The documentary film series takes up these ideas and connects them to emancipatory projects in different parts of the world.